Attacchi di panico: di cosa parliamo ?

L’espressione "attacchi di panico" è ormai entrata a pieno titolo nel linguaggio comune.

L’espressione "attacchi di panico" è ormai entrata a pieno titolo nel linguaggio comune.
"Ti capisco perfettamente, è capitato anche a me !"

Ed eccoci ad un’altra domanda fondamentale: chi va dallo psicologo è matto ?
Quel vicino di casa che va dallo psicologo ben una volta a settimana, è proprio irrecuperabile … o magari pericoloso ?
Esiste ancora una certa parte di società, o meglio, una certa parte di noi, che pensa che la risposta alle precedenti domande sia inequivocabilmte "SI" !
Una buona fetta dell’immaginario comune sullo psicologo lo associa ancora al termine "strizzacervelli" o "dottore dei matti", riportandolo ad una figura che ha come obiettivo quello di risanare menti malate, di riportarle alla normalità. Ma siamo veramente sicuri che uno psicologo possa, o meglio abbia il diritto, di "normalizzare" la mente di una persona ? E soprattutto, siamo veramente sicuri di sapere cos’è la normalità ?
Forse non ne siamo proprio sicuri, ma molti di noi hanno la convinzione che loro stessi e il loro personale modo di vivere siano la normalità, siano cioè un compendio di quanto dovrebbe universalmente essere riconosciuto come unica modalità possibile per stare al mondo.
Ho parlato di "molti di noi", questo significa che ce ne sono anche molti altri che hanno quanto meno intuito che questa è una visione non realistica della vita, che hanno scelto di vedere anche percorsi alternativi al proprio. E’ questa una posizione molto difficile da mantenere, che richiede un continuo sforzo di analisi e comprensione di sé stessi e della propria vita, delle scelte fatte e di quelle possibili per il proprio futuro. E’ una posizione che implica un continuo confronto con l’altro, alla ricerca di qualche spunto di riflessione su sé stessi, di spunti per crescere.
Messa in questi termini, sembrerebbe una posizione difficile, ma allo stesso tempo accattivante: in fondo sembrerebbe un buon metodo per mantenere il controllo sulla propria vita, per scegliere sempre la cosa giusta, forse anche per essere felici.
Questo è certamente vero. Altrettanto certamente è vero che nasconde uno dei più grandi ostacoli che le persone affrontano durante la loro vita: il cambiamento.
Ecco, questo è senz’altro uno dei momenti in cui le persone possono aver bisogno di uno psicologo. Il cambiamento è una scelta individuale, che l’individuo fa per sé stesso, ma, poiché l’individuo vive all’interno di vari gruppi, questa sua scelta ha delle ripercussioni su tutto il contesto all’interno del quale si muove. Rifacendoci alla teoria delle dinamiche di gruppo di Kurt Lewin, quello che accade solitamente è che l’entità "gruppo" cercherà di ostacolare il cambiamento dell’individuo al fine di ristabilire l’equilibrio preesistente.
Per riportare questo fenomeno alla vita quotidiana, potrebbe accadere che una donna di circa 35/40 anni, sposata, con un figlio, un lavoro mantenuto ormai da 10 anni, si accorga che al puzzle della sua vita manca qualche pezzo. Ha letto magari un libro, visto un film, in cui la protagonista riesce a realizzare il suo sogno di bambina attraversando mille difficoltà: quel film ha toccato le corde giuste, ha riacceso fantasie e desideri nascosti sotto i tanti compromessi accettati per avere una vita tranquilla e "normale". E che succede a questo punto ? Certo la nostra signora non può di punto in bianco lasciare il lavoro per dedicarsi alla pittura come avrebbe sempre voluto; non può viaggiare senza sosta per ammirare tutti i paesaggi che vorrebbe ritrarre; non può tralasciare i numerosi impegno di suo figlio per dedicarsi solo a sé stessa. Ed ecco che il cambiamento non è più così bello e desiderabile, perché si scontra apertamente con la rassicurante patina di normalità in cui è vissuta fino ad ora.
Spesso le persone preferiscono insabbiare il loro desiderio di cambiamento per la paura di affrontarne le conseguenze, qualunque esse siano: e che succede allora, tutto torna come prima, come se non si fosse mai aperta quella porta che ha fatto intravedere una realtà diversa e forse migliore ? Be’, non è proprio così : la nostra signora farà finta di non aver sentito e provato nulla, impegnandosi anima e corpo nella sua vita quotidiana e cercando di colmare quel pezzetto di spazio libero che si è ormai creato, con mille altre attività … cercherà di non pensare.
Diventerà così brava a non pensare, che non saprà neanche più di aver intravisto la possibilità di una vita diversa, così come non saprà più di averla insabbiata.
Ma la spinta al cambiamento continuerà a lavorare a livello "sotterraneo", non si lascerà mettere all’angolo tanto facilmente: magari farà spuntare qua e là qualche mal di testa di troppo, quel pizzico di intolleranza in più allo stress quotidiano, quell’indolenza generale che siamo abituati a liquidare con un "questa è la vita!".
E’ proprio in contesti del genere che lo psicologo può essere utile intervenendo a vari livelli. Per prima cosa, può aiutare la persona a fare una valutazione oggettiva di sé stessa e della propria vita; può aiutarla a riprendere coscienza di quel possibile cambiamento che aveva intravisto; a capire se questo è veramente buono per lei; può aiutarla ad accettare il fatto che cambiare significa crescere.
Questo solo per citare alcune possibili aree di intervento dello psicologo.
Come è evidente, non si sta parlando di una persona con disturbi mentali, di un pazzo, ma semplicemente di una persona come tante che attraversa un periodo difficile, in cui si sente chiamata a prendere una decisione importante e non sa bene come farlo.
In contesti di questo tipo quindi, il ruolo dello psicologo è quello di "favorire lo sviluppo e l’utilizzazione delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare eventuali problemi di personalità che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno. (May, R. -1991- L’arte del Counseling)".
Lo psicologo si pone l’obiettivo di orientare la persona ad un atteggiamento positivo e proattivo, in contrapposizione ad una certa passività che la tiene legata alla condizione attuale.
Ebbene si, ancora oggi è patrimonio comune una strana immagine dello psicologo il quale, per il solo fatto di occuparsi della salute mentale delle persone, si vede a volte attribuiti "poteri mistici" che gli permettono di avere una conoscenza profonda e totale di un qualsiasi sconosciuto al solo guardarlo !
E allora ecco scattare nelle persone che scoprono di avere di fronte uno psicologo, una sorta di atteggiamento dell’indagato alla mercè dell’indagatore quando in realtà quello che è oggetto di curiosità incontrollata è proprio lo psicologo !
Ma cerchiamo di sfatare questo mito con qualche argomentazione più ragionevole.
Lo psicologo è prima di tutto un professionista della salute a 360°. Non esiste solamente lo psicologo clinico che dedica il suo lavoro al disagio mentale e/o esistenziale, ma anche lo psicologo del lavoro, che si dedica al mantenimento del benessere all’interno delle organizzazioni; lo psicologo che si occupa della selezione del personale e molti altri.
Esiste comunque un elemento comune a tutte le persone che scelgono di dedicarsi alla psicologia: l’attenzione all’altro.
Sicuramente possiamo dire che lo psicologo possiede un bagaglio di conoscenze e competenze, esclusive di questa categoria professionale, che gli permette di intervenire sullo status psico-fisico dei propri clienti.
Ma dobbiamo anche ricordare che, in quanto appartenente ad una specifica categoria professionale, l’attività dello psicologo è regolamentata dalla legge e da uno specifico codice deontologico.
Quindi non stiamo parlando di singoli individui che decidono, sulla base di una iniziativa personale, di utilizzare a loro piacimento conoscenze e competenze. Al contrario, è proprio la consapevolezza del ruolo assunto e delle regole della propria professione che fanno di un singolo individuo uno psicologo professionista.
Fatta questa doverosa premessa, torniamo ai presunti "poteri" dello psicologo.
E’ pur vero che uno psicologo potrebbe notare dei particolari nell’aspetto, nel comportamento, nel modo di parlare di un individuo che probabilmente altre persone non noterebbero affatto. Ma va ricordato che stiamo parlando di un professionista che ha scelto di "essere attento all’altro", attenzione che gli è in parte naturale e che in parte è stata educata dagli anni di formazione.
Dobbiamo inoltre fare una distinzione tra l’essere attento a come una persona si comporta e il poter dare una spiegazione a questo comportamento. L’idea che questa comprensione possa spontaneamente avvenire scambiando 10 minuti di conversazione è ben lontana dalla realtà, che è invece quella che prevede un lungo percorso di conoscenza e scambio interpersonale tra psicologo e cliente in cui entrambe le parti vengono modificate.
In conclusione nessun individuo, per quanto psicologo, è in grado di dare valutazioni, consigli o suggerimenti sulla sola base di una frase detta davanti ad un buon caffè !
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